Angelo Signorelli
Dati anagrafici
Angelo Signorelli (1876-1952) insegnò solo per pochi mesi (gennaio-aprile 1917) Semeiotica medica a San Giorgio di Nogaro; ma la sua è, per molti aspetti, la personalità più interessante dal punto di vista culturale nel novero – di per sé già eccezionale – dei docenti confluiti nell’esperienza dell’Università Castrense. Fervente interventista, partito volontario il 28 agosto 1916, Signorelli prestò la propria opera come maggiore medico negli ospedali di Udine; Antonio Bandini, che allora ne condivise la quotidianità «in camere d’affitto in casa di una levatrice, a tal punto comunicanti che bastava che uno starnutisse per sentirsi dire “felicità”», ne tratteggiò un ritratto ironico, testimoniando la coazione alla “scrittura” di Signorelli. «Sbrigato il servizio all’ospedale, il maggiore medico si chiudeva in camera e scriveva a rotta di collo. […] Scriveva sulla respirazione, sulla circolazione, sul colera, sulla tubercolosi, sul cancro, sul metter su pancia, sul brutto colorito e altre amenità del genere: non per altro, suppongo, che per ‘ritrovar se stesso’ dopo l’orario frastornante del suo ufficio. Nel più nero della notte (erano notti del più rigido inverno) io sentivo nel silenzio altissimo cigolare la porta e scricchiolare un passo sul tavolato del pavimento. Una luce tremolante di candela mi feriva gli occhi. Siccome la casa di notte non era riscaldata, egli per scrivere si metteva tre mantelline una sopra l’altra, il passamontagna di lana sul capo, i guanti col pelo e così, con le pantofole, reggendo in mano la candela e col fiato che gli fumava nell’aria rigida, pareva proprio Geppetto che facesse due passi dentro la balena per sgranchirsi le gambe». Nato a Gioia del Colle in provincia di Bari nel 1876, volontario garibaldino nel 1897 durante la guerra fra Grecia e Turchia, Signorelli studiò medicina a Roma, manifestando iniziali simpatie anarchiche, che pagò anche con un breve periodo di carcere; fu poi schedato «quale fervente socialista». Nei primi anni romani conobbe Olga Resnevic, giovane studentessa (fu una delle prime donne-medico di Roma), che aveva abbandonato la Lettonia, per tradurre nell’esercizio medico alte aspirazioni ideali. La natura sensibile e sognatrice di Olga troverà corrispondenza nella passione professionale e civile di Angelo Signorelli, nella vivacità del suo multiforme talento, nella generosità e irruenza del carattere. Libero docente di Patologia speciale medica presso l’Università di Roma, Signorelli nel 1910 fu primo nel concorso per primario agli Ospedali Riuniti, senza però riceverne la nomina a causa dei trascorsi anarchici. Diventerà direttore del Dispensario “Regina Elena” per la lotta contro la tubercolosi, inaugurato nel 1913 vicino a Castel Sant’Angelo. La casa-ambulatorio di via XX Settembre di Angelo e Olga Signorelli diventa il cuore della vita culturale romana, dove s’incontrano abitualmente artisti e intellettuali: Soffici, Cardarelli, Ungaretti, Slataper, e in seguito, Papini, Giani Stuparich, Zanotti Bianco, Medardo Rosso e altri. Di norma la serata di mercoledì era riservata agli intrattenimenti musicali e la porta di casa Signorelli veniva lasciata aperta, perché il campanello non infastidisse musicisti e pubblico; una sera a varcare quella soglia fu l’attrice Eleonora Duse, di cui Olga diventerà apprezzata biografa. Signorelli fu tra i primi sostenitori di artisti che sarebbero diventati in seguito i protagonisti dell’arte italiana del Novecento. Fece opera di mecenatismo nei confronti di molti giovani artisti in difficoltà economiche, fra cui: Soffici, De Pisis e De Chirico, del quale fu il primo acquirente in Italia. Tornato dalla guerra, Signorelli si consacrò alla medicina sociale, trasformando il proprio studio in Gabinetto Radiografico per la diagnosi della tubercolosi. Nel 1922 pur non essendo iscritto al Partito Fascista, fu tra i primi a Roma a visitare e a curare Mussolini. Nel 1923 in occasione di un congresso a Mosca, ebbe modo di visitare Lenin, allora sofferente per un’emiplegia destra; per questo fu sospettato di comunismo e sottoposto a sorveglianza speciale. Dovette così abbandonare l’Istituto di San Gregorio al Celio e continuare la sua opera nell’«attrezzatissimo e modernissimo laboratorio per raggi X» di casa. Innamorato di ogni forma artistica, Signorelli aiutò economicamente l’avventura del “Teatro dei Piccoli”, che metteva in scena le marionette di Vittorio Podrecca; quelle stesse marionette che la figlia Maria avrebbe recuperato dopo la morte dell’artista cividalese, per diventarne autorevole storica e custode. Nel 1935 Signorelli ricevette dal ministro De Vecchi, che era suo paziente, l’incarico di Direttore dell’Istituto di Semeiotica Medica e la relativa docenza all’Università di Roma: gli studenti accorrevano numerosi alle sue lezioni appassionate e “singolari”. Contemporaneamente fu nominato Primario del 9° Padiglione del Policlinico. Alla fine del 1943, dopo la caduta del Fascismo, venne rimosso dall’insegnamento, a causa di un suo preteso avvicinamento al fascismo, ma non volle presentare alcuna domanda di “riabilitazione”. Il 10 ottobre 1952, a 76 anni, fu stroncato da un male inesorabile che aveva nascosto anche ai suoi.
Angelo Signorelli in una foto del 1916
Ritratto di Olga Resnevic (1883 – 1973), medico, giornalista, scrittrice, collezionista d’arte e traduttrice russa. Convisse a lungo con Signorelli, e senza mai sposarlo, ne ebbe tre figlie: Maria, Elena e Vera. Adottò il cognome Signorelli e lo mantenne anche dopo la separazione dal medico